Il brivido a Torino sulle orme di Dario Argento

Un legame profondo tra il regista horror Dario Argento e Torino la città più enigmatica. Argento ha definito Torino “il luogo dove i miei incubi stanno meglio”. In occasione del “Torino Città del Cinema 2020” per gli appassionati è un’occasione ulteriore per scoprire i set di queste storie che ruotano anche attorno a piazze, palazzi, caffè e ville. Sono previsti anche tour guidati, ma è anche l’occasione per scoprire a piedi la città. Il tour può iniziare con il primo film girato a Torino, “Il gatto a nove code” (1970), con la casa dell’enigmista dal nome Arnò, che abitava in via Vincenzo Vela,12.  “Un personaggio un po’ insolito, un chiaroveggente che era riuscito a prevedere una serie di cose con un’esattezza spaventosa”, dichiarò il regista. L’istituto di ricerche genetiche Terzi è in realtà il retro della GAM, la Galleria di Arte Moderna. Cimitero Monumentale di Torino “ma proprio di notte dovevamo venirci?”, chiede Giordani mentre insieme ad Arnò cerca la tomba di Bianca Merusi. E infatti, il cimitero monumentale non poteva proprio mancare nei film di Dario Argento. In “Quattro mosche di velluto  grigio” (1971) il giardino La Marmora, in una delle scene iniziali, il protagonista si trova a spasso in un giardino e soffermandosi a giocare a palla con alcuni ragazzini, scopre di essere seguito da un uomo col cappello. Il posto non è cambiato granché da quando è stato girato. Il film culto per definizione, “Profondo rosso” (1975) vede nella scena iniziale Piazza Cln il luogo simbolo per gli appassionati del genere. Nella piazza venne costruito, proprio all’angolo di Piazza Cln, il Blu Bar, ispirato al quadro Nightawks di Hopper. Nel film, la piazza è deserta quando viene lacerata da un urlo di donna. Si possono vedere ancora oggi le fontane dalle quali Gabriele Lavia e David Hemmings assistono al primo terrificante delitto del film, quello della sensitiva Helga Ullman in un alloggio adiacente. Villa Scott in corso Giovanni Lanza 57 si trova la terrificante verità in cui tutto ha inizio e fine. Questa villa si trova sulle colline della città, è un bellissimo esempio di art decò con un fascino davvero sinistro. Qui viene ritrovato il cadavere e il disegno dell’assassinio sotto l’intonaco. La villa, quando Dario Argento la scoprì, era un collegio femminile diretto dalle monache dell’Ordine delle Suore della Redenzione. Nel film “Non ho sonno” (2001) alcune scene sono state girate al “Big Club” (si chiama Zoo nel film) di corso Brescia e al pub “Barbican”, di piazza Vittorio Veneto. Nel film “La Terza Madre” (2007) alcune scene sono state girate nella libreria “La Bussola” di via Po, che ha anche un’uscita sulla strada parallela, dove si svolgono due importanti scene: qui Sarah si rende invisibile per sfuggire alla polizia e la scena in cui la strega orientale guarda Sarah dall’esterno.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi